La mania attualissima della magrezza (da non confondere con la giusta ricerca di un peso adeguato all’età e alla struttura fisica) ha reso popolare una serie di metodi dimagranti spesso criticabili e potenzialmente dannosi. Fra queste è di moda da parecchi anni, il digiuno totale protratto, durante il quale si assume soltanto acqua, spesso con l’ausilio dell’agopuntura, che serve a rendere più tollerabile la privazione del cibo. Il problema è che questo metodo è pubblicizzato come una panacea, ottima per dimagrire e “disintossicarsi”, quando invece si tratta, per l’organismo, ad uno shock che porta ad un calo di peso illusorio e fittizio.

 

Ci sono però dei distinguo da effettuare: un digiuno totale di breve durata – 24 ore ad esempio – è ben tollerato dal nostro corpo, il quale mette in atto lievi adattamenti metabolici per garantire l’apporto di nutrienti agli organi vitali più vulnerabili (ad esempio, glucosio per le funzioni celebrali) e per conservare la massa proteica. Quindi un digiuno di 24 ore non comporta in genere problemi e può essere adottato episodicamente, anche se non serve certo per dimagrire.

 

Molto severi bisogna invece essere nei confronti del digiuno totale prolungato. Quest’ultimo provoca sia un’acidosi con elevata produzione di corpi chetonici, la cui concentrazione nel sangue arriva a livelli molto superiori a quelli che, secondo l’America Diabetes Association,  necessitano di un intervento medico, sia una vera situazione di “autocannibalismo”: l’organismo consuma il proprio prezioso tessuto muscolare tanto per provvedere almeno in parte al proprio fabbisogno energetico, quanto per ottenere quelle minime quantità di azoto delle quali non può fare a meno e che invece nel digiuno gli vengono negate.

Alla lunga anche il muscolo cardiaco può essere danneggiato ed inoltre si rischia di provocare danni al fegato e ai reni e di aprire la strada alla anoressia nervosa.

 

Insomma, questo metodo non solo non educa ad un comportamento alimentare più corretto ma provoca una perdita di peso fittizia, perchè a spese principalmente dei tessuti magri e dell’acqua corporea e molto poco a spese dei grassi, dato che i corpi chetonici limitano la scissione dei lipidi ed anche la produzione di ormoni tiroidei, rallentando così il metabolismo basale. Ma non basta: la messa in circolo e l’eliminazione, attraverso urine, sudore e aria espirata, dei corpi chetonici, avvertibile attraverso il particolare odore acetonico, viene spacciata dai fautori del digiuno come esempio di disintossicazione e di purificazione dalle tossine, quando invece altro non è se non la prova di quella complicanza che consiste appunto nella acidosi metabolica.

 

C’è anche da dire che, alla fine del periodo di digiuno, il ritorno ad una “alimentazione normale” provoca invariabilmente un recupero di peso pari se non superiore a quello perso, e per di più con la formazione di maggiori quantità di tessuto adiposo, il che peggiora la composizione corporea e rende ancora più arduo qualunque futuro tentativo di controllo del proprio peso.

 

Ben altro discorso si può fare per il “digiuno modificato”, che si effettua in ospedale, in casi particolari e sotto stretto controllo medico. Questo tipo di digiuno terapeutico assicura anche un certo apporto di carboidrati e la copertura del fabbisogno proteico e minerale quotidiano, e in certi casi può essere utile per avviare una ben programmata strategia di correzione di un forte sovrappeso o di una obesità.

 

Ricordiamo inoltre che la presenza di cardiopatie così come di anemie, diabete, gastriti o ulcere, precedenti psicotici o recenti infarti costituisce una contro indicazione alla attuazione di un digiuno totale anche se di breve durata.