E’ noto a tutti che i fumatori sono in genere più magri dei non-fumatori, e che smettere di fumare comporta il concreto rischio di guadagnare qualche chilo di peso, nell’arco di pochi mesi.

Si tratta di una realtà confermata da studi condotti da più di 20 anni su migliaia di persone. Gli aumenti di peso registrati variano in media dai 2,8 chili negli uomini ai 3,8 delle donne, nell’arco di pochi mesi, fino ai 5-7 chili nell’ano successivo alla vessazione del fumo. I rari casi di aumenti superiori (fino a 13 chili nel 10% dei soggetti) riguarda solo i forti fumatori (più di 15 sigarette al giorno). Dati recenti parlano di una crescita di peso del 4% in tre mesi (del 5% in sei mesi) e, per la sola massa grassa, di un aumento notevolissimo del 22% in tre mesi e addirittura del 35% in 6 mesi. Ma il fatto interessante è che negli studi citati solo i due terzi circa dell’aumento di peso risultano legati ad un maggior consumo di cibo. E’ evidente che alla base del fenomeno vi siano anche altri meccanismi, alcuni dei quali non ancora del tutto chiariti. Vi è comunque accordo sul fatto che l’aumento del peso che segue alla cessazione del fumo sia provocato dal concorso di più differenti fattori, quali, ad esempio:

– Maggior consumo di cibo provocato da un aumento dell’appetito (la nicotina avrebbe un certo effetto anti-fame), dallo spontaneo ricorso a numerosi snack (per una forma di compensazione) e dalla migliore percezione dei sapori (senza più l’effetto traumatizzante del fumo sulle papille gustative).

– Un miglior assorbimento intestinale del cibo, grazie all’assenza della nicotina.

– Una maggior efficienza delle vie metaboliche che determinano la formazione delle riserve adipose: nel fumatore la massa in riserva delle calorie ingerite prevede molti più “sprechi” e vi è una maggiore dispersione di energia sotto forma di calore.

– Una maggiore produzione di insulina, che a sua volta aumenta sia il senso di fame che la ricerca di cibi ricchi di carboidrati.

– Una minore spesa di energia (di circa il 10%) nel corso di qualunque lieve esercizio, legata alla mancanza degli effetti “ipermetabolici” della nicotina, mediati attraverso un sistema ortosimpatico, effetti che possono sfiorare le 200 kcal al giorno.

Quindi, è vero: smettere di fumare spesso, fa aumentare di peso, in maniera che sembra proporzionale al numero di sigarette fumate. Ma va subito ribadito con la massima forza che questo no deve essere un alibi per perseverare in un vizio che è una vera e propria patologia da dipendenza e che ad ogni “boccata” ci regala circa quattromila componenti tossici e centinai di milioni di radicali liberi. Un vizio che provoca ogni anno nella sola Italia decine di migliaia di morti, un vizio le cui possibili conseguenze (vari tipi di tumore, gravi danni ai vasi, al ritmo cardiaco, e al muscolo cardiaco, a polmoni e bronchi, alla cute, ecc) sono talmente nefaste, e i relativi rischi talmente grandi e poco controllabili, che al confronto un temporaneo aumento di peso (i dati raccolti testimoniano di un frequente ritorno ad un peso medio normale in due-tre anni) diventa irrisorio. Anche perchè, ricordiamolo, tale aumento (che è più netto all’inizio ma ben presto si attenua) può essere facilmente prima arginato e poi eliminato controllando la propria dieta (porzioni più piccole, meno grassi da condimento, alcool e cibi ad alta densità energetica, più ortaggi e frutta) e aumentando l’attività fisica: tutti i dati che possediamo confermano che gli ex-fumatori che svolgono un regolare esercizio fisico riescono molto meglio a tenere sotto controllo il proprio peso. Insomma, i benefici derivanti dall’interruzione del fumo sono incomparabilmente superiori al modesto rischio di un lieve incremento ponderale. Il fumo è davvero un “dimagrante” troppo pericoloso: teniamolo accuratamente lontano da noi e dalle nostre famiglie!