Per scongiurare eventuali allarmismi causati dal rapporto IARC sui rischi di tumore legati alla assunzione di carni rosse e carni lavorate, possono essere utili alcune precisazioni su quelli che sono i REALI consumi di carne in Italia.

 

Ricordiamo che lo IARC ha indicato, come livelli di consumo che provocherebbero un aumento del rischio di tumore del colon, 100 grammi al giorno per le carni rosse e 50 grammi al giorno per le carni lavorate.

 

Ebbene, i consumi effettivi in Italia, così come li ha rilevati l’INRAN nella indagine diretta individuale del 2005-2006, sono diversi (e inferiori) rispetto a quelli circolati finora, i quali per lo più non derivano da dati reali di consumo ma vengono ricavati dai bilanci alimentari nazionali.

 

In particolare, secondo l’indagine INRAN i consumi reali sono, per le carni rosse, di 62,0 grammi al giorno per persona (nel dettaglio: 42,7 di carni bovine, 12,7 di carni suine, 5,5 di altre carni come coniglio, cavallo, ecc. e 1,1 di frattaglie), per le carni avicole di 20,8 grammi/die e per i salumi di 27,3 grammi/die.

 

D’accordo che si tratta di dati medi, ma comunque è evidente che – anche a prescindere da qualunque considerazione sulla migliore qualità dei nostri processi produttivi tradizionali – In Italia tanto la quantità media consumata di carne rossa (anche con la inclusione di carni come vitello e coniglio che proprio “rosse” non sono!) quanto la quantità totale media di salumi sono ben al di sotto dei livelli indicati come pericolosi dallo IARC: 62 grammi/die contro 100 per le carni rosse e 27,3 contro 50 per i salumi.

 

Una constatazione tranquillizzante e forse, chissà, anche una ulteriore riprova che qualche riflesso della buona alimentazione mediterranea dei nostri padri e nonni è ancora presente nelle nostre abitudini quotidiane.