Il tema, molto attuale, dello scalpore suscitato dalla posizione ufficiale presa dallo IARC circa il consumo di carni lavorate e di carne rossa, merita qualche precisazione ed anche qualche ulteriore riflessione.

 

Il report IARC generalizza perché per la sua stessa natura (documento scientifico destinato alla discussione nell’ambito scientifico) non può fare altro che dare giudizi su intere classi di prodotti, senza poter fare troppe distinzioni. Infatti non esistono sufficienti lavori scientifici sull’uomo che siano specifici per singoli prodotti: per lo più ci si limita a confrontare i dati epidemiologici (incidenza di quel tumore, ecc.) con i consumi alimentari di gruppi di popolazione, e se ne traggono le conclusioni sulla maggiore o minore esistenza ed evidenza di rapporti causa-effetto.

 

Quel “verdetto” dello IARC doveva servire solo a indirizzare chi deve stilare le raccomandazioni alimentari da trasmettere alla popolazione. Quel report scientifico non era destinato alla opinione pubblica, non sarebbe dovuto straripare sui giornali come invece è accaduto! Doveva servire a disegnare, nelle sedi opportune, le linee di comportamento da dettare alle diverse popolazioni, con tutti i doverosi distinguo fra un Paese e l’altro, fra un sistema di allevamento e l’altro, fra una tradizione agroalimentare e l’altra.

 

Report e Documenti di Consensus di questo tipo vengono confezionati basandosi su di un ampio numero di lavori e di ricerche e confidando sul fatto che l’elevato numero di casi esaminati sia sufficiente per dare sostanza alle deduzioni che alla fine si traggono. Evidentemente questo è il caso. Ecco spiegate le incongruenze, ecco spiegato perché quelle NON sono (e non vogliono essere!) indicazioni di cosa e come mangiare e di cosa escludere valide per tutte le diverse popolazioni ed anche le diverse persone nell’ambito di una stessa popolazione, con diversi climi, diverse abitudini, diversi stili di vita e stili alimentari.

 

Non possono esserlo e non pretendono di esserlo! Gli stessi 22 studiosi del gruppo di lavoro sono stati presi in contropiede dall’eco abnorme e dall’allarmismo suscitati, e hanno cercato di correre ai ripari addolcendo le conclusioni, smorzando e attenuando un impatto che li ha sconcertati e precisando in ogni sede possibile che, al contrario di quello che si leggeva sulla grande stampa e di quello che si erano precipitati a dire gli estremisti di turno, non si deve escludere niente, bisogna mangiare di tutto, il problema sono soltanto le dosi e la frequenza di consumo,il documento non contiene sentenze definitive, ecc. ecc.

 

Spetterà infine agli esperti che hanno il compito di allestire le Linee Guida alimentari per le diverse popolazioni tener conto, in maniera equilibrata e ragionata, delle conclusioni del report.