Siamo pratici.

Nel lungo periodo delle feste natalizie un aumento di peso c’è quasi sempre. Ma non va drammatizzato, i sensi di colpa sono inutili. Però non va nemmeno trascurato o ignorato, se no si rischia che rimanga e che poi si aggiungano altri chili nelle occasioni successive.

L’eventuale aumento delle feste (+0,5-3 kg in media, secondo alcune stime) può successivamente diventare un problema in prospettiva, perché va a sommarsi al sovrappeso preesistente.

Occorre quindi  intervenire subito, affrontare il problema, non rimandarlo. Però questo va fatto con raziocinio, con pazienza e programmando, senza spaventarsi né perdersi d’animo: infatti solo una piccola parte del peso guadagnato è davvero tessuto adiposo, meno del 20%!  E la perdita di peso ideale deve essere di circa  mezzo chilo-un chilo  a settimana, ricordiamolo!

Avere pazienza: i jeans che mi andavano ben prima delle feste dovranno andarmi bene a fine gennaio! Insomma, programmare in un ragionevole lasso di tempo il ritorno al peso precedente le feste.

Evitiamo i digiuni, il salto dei pasti. le diete monocibo e le diete alla moda, quelle che promettono cali di peso fulminei.  Perché rischiare?   Sono tanti i metodi consigliabili fra i quali scegliere, alcuni tradizionali e altri più innovativi ma un po’ più complicati (il digiuno intermittente, oppure nutrirsi solo entro un periodo ristretto di 6-8 ore al giorno). Se optiamo per la semplicità e la tradizione le regole sono molto facili da ricordare:

  • Dieta più sobria, ma molto varia e ben distribuita nella giornata (bene due-tre spuntini “spezza fame”a base di frutta), magari scegliendo spesso piatti unici e alleggerendo il pasto serale. Non c’è bisogno di escludere nessun alimento (non ci sono cibi da demonizzare) ma  vanno osservati almeno due principi-base: limitare fortemente alcool, grassi da condimento, formaggi, fritti, salumi e dolci;  e ridurre l’entità delle porzioni che mettiamo nel piatto.
  • Variare continuamente le scelte alimentari secondo la piramide alimentare e il modello mediterraneo (del quale nel 2020 ricorre il decennale di quando l’ Unesco lo ha promosso a patrimonio immateriale dell’umanità): fare questo salverà il gusto e garantirà la copertura dei bisogni in nutrienti del nostro organismo.
  • Consigli pratici?   Passati, minestre e zuppe di verdura  (eventualmente anche di legumi), per favorire la sazietà aprire il pasto con un bel piatto di verdure crude o cotte ma poco condite, e poi cereali integrali, frutta, olio misurato a cucchiai per imparare a dosarlo.
  • Muoversi! Riprendere l’attività o cominciare a farne! Insomma, decidersi a cambiare abitudini, riducendo decisamente il tempo trascorso davanti al computer e al televisore! Gennaio è il mese adatto per i buoni propositi e per prendere quelle iniziative che abbiamo prima sempre rimandato (palestra, camminate veloci, piscina, ballo, ecc.).
  • NON tenere a casa gli AVANZI, darli via, regalarli. Sono ipercalorici e si mangiano tipicamente fuori pasto, cioè in aggiunta al cibo “normale”!!!

In sostanza, possiamo anche non privarci di nulla, ma educandoci a scegliere, e imparando e seguire la giusta proporzionalità dei diversi prodotti.

Servono solo pazienza e buon senso: un po’ di tutto, in dosi moderate, e muovendoci di più.

Fatto in questo modo, il rientro in un peso “normale” sarà doppiamente utile perché sarà anche educativo, nel senso che servirà ad impostare un vero e proprio cambio di abitudini per i mesi successivi: ricordiamo infatti che è nel resto dell’anno, nella routine quotidiana, che si ingrassa, non da Natale alla Epifania: lì caso mai diamo il colpo di grazia! Infatti il sovrappeso dipende da ciò che mangiamo tutti i giorni, e non dagli stravizi delle feste.  (Carruba: “il problema è che siamo diventati trasgressivi permanentemente!”).

Gennaio e febbraio sono due mesi tranquilli, nei quali è più facile mangiare di meno: poche feste, una certa atmosfera di austerità, la sensazione che il periodo delle feste sia ormai alle spalle e che sia giusto rientrare nei ranghi sotto tutti i punti di vista…

Niente ansia di “disintossicarci”, niente digiuni punitivi né senso di colpa per i 15 giorni di festa passati, niente smania di fare presto, niente pesate ossessive di controllo! Possiamo riuscirci anche se meno rigidi (meno “senza”, a parte chi soffre di particolari patologie).  Concentriamoci sui 350 giorni di vita più normale che ci aspettano!

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Una nota di colore: spesso si ironizza su questo ripetitiva liturgia annuale dei saggi consigli di gennaio per rimettersi in forma dopo le feste.  Al contrario richiamare alla mente qualche trucco che ci aiuti è molto utile.  E d’altra parte nessuno trova da ridire quando, periodicamente, ci ricordano come fare per preparare la macchina alle partenze per le vacanze (pneumatici, liquido refrigerante, freni, tergicristalli, ecc.) oppure quando si ripetono gli accorgimenti per far fronte al grande caldo estivo (bere tanto, evitare di uscire nelle ore centrali, ecc.).    E allora perché mai questo atteggiamento ironico e snobistico quando i suggerimenti  riguardano la alimentazione?

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Intriganti anche le considerazioni filosofico-sociologiche sul perché le feste siano associate al mangiare in abbondanza. Secondo lo storico Massimo Montanari è sempre stato così. La convivialità, il mangiare e bere INSIEME rafforzano  1) sia l’amicizia e la complicità fra eguali, sia 2) le relazioni del signore con i suoi vassalli o servitori o tributari, e poi  3) anche i mercanti suggellavano i loro accordi commerciali in una bettola davanti ad un boccale. E non dimentichiamo i banchetti dei Greci antichi sotto le mura di Troia, ben descritti da Omero.

Ormai qualunque tipo di anniversario o di ricorrenza si celebra a tavola, come anche ogni rimpatriata fra amici: dà un senso di comunanza, di spensieratezza, di abbondanza, del piacere di stare insieme in allegria,   e contemporaneamente aiuta a dimenticare i problemi quotidiani, grazie ad una gastronomia tradizionale, particolare e bene augurante   (convivialità e funzioni sociali della mensa comune).